Altitudine
m 861– Abitanti 313 (vallinfredani) – Distanza da Roma Km 70.
http://www.comunevallinfreda.rm.it/
Vallinfreda - Veduta
Adagiato su una pianura circondata da monti, il paese si chiamava Vallis Frigida
forse per i rigori invernali della zona in cui si trova.
Il suo territorio appartenne all'inizio agli abati di Subiaco, poi ai Colonna,
agli Orsini, ai Theodoli e nel 1650 ai Borghese.
Ormai ai confini con l’Abruzzo, Vallinfreda sorge sul monte della Croce.
Del paese, che conserva alcuni interessanti monumenti come la chiesa di San
Michele Arcangelo e l’Oratorio del Santissimo Crocifisso, entrambi affrescati,
nonché l’elegante palazzo della famiglia Bencivenga, si sa ben poco circa la sua
origine.
Del resto, è oltremodo difficile tentare di ripercorrere in toto le sue vicende
a causa della scarsa documentazione, tanto letteraria che archeologica.
Nel corso dei secoli il paese subì infatti numerose invasioni e scorrerie – tra
cui particolarmente violenta fu quella dei Saraceni nell’ 880 circa – che,
distruggendo e saccheggiando quanto incontravano, hanno contribuito alla
scomparsa del patrimonio più antico.
Sicuramente, Vallinfreda – incidentalmente menzionata nelle fonti antiche anche
come Vallae Frigidae o Vallis Frigida oppure Valle Fredda – era un nucleo già
ben sviluppato ai tempi di S. Benedetto (480 – 546) che la ricevette in dono,
come attestano numerosi scrittori, da parte di alcuni nobili marsicani di Forme
la cui signoria si estendeva all’epoca fino al territorio di Vicovaro.
Sulla base di ciò, si ritiene comunemente che l’origine del paese – che altri
vogliono addirittura posteriore alla definitiva distruzione della non lontana
Carsoli ad opera di Federico II, altri ancora della distruzione del paese di
Portica nel 1528 – si possa far risalire a il 300 d.C. circa per opera dei Marsi
che approfittarono della sua posizione d’altura, dominante la pianura carseolana,
come punto di vedetta.
Secondo alcuni studiosi di storia locale, una serie di reperti archeologici, mai
accuratamente indagati, potrebbero avvalorare l’ipotesi di una formazione
precoce di Vallinfreda, addirittura tra il secondo e terzo secolo, come sostiene
il Di Crescenzo che, nel 1962 ha dedicato al suo paese natale un interessante
compendio storico.
A parere di quest’ultimo, che ipotizza una formazione di origine equa di
Vallinfreda, in località La Caduta sarebbe possibile rintracciare alcuni
frammenti di un tempio pagano, probabilmente dedicato a Giano, al quale
accennano anche il vallinfredano Angelo Alessandri (1721) e il Pieralice (1887).
A memoria dello studioso, nel luogo si trovavano infatti alcuni reperti di
colonne antiche che, affioranti dal terreno formavano, secondo l’immagine usata
dal Di crescenzo, “le aste di una A maiuscola”.
Al di sotto di questi, una lastra marmorea con bordo merlettato, poteva quasi
richiamare la forma di un altare.
Se l’ipotesi proposta dallo studioso locale è certo interessante, questa si
ammanta per noi curiosi di ulteriore fascino.
Quel sito che, come prosegue la narrazione, era chiamato da tutti i ragazzi del
luogo “la salvietta”, assumeva infatti per l’immaginario collettivo della
popolazione di Vallinfreda, le sembianze di una casa abitata da una strega che,
di notte, rivelava la cattiva sorte di quanti passassero accanto!
DA
VEDERE:
. Rocca, con portale romanico.
. Chiesa Parrochhiale di S.Michele Arcangelo (XVI secolo), con pala del Romanino
(XV-XVI secolo).
. Oratorio del SS. Crocifisso (XV secolo).
. Palazzo Bencivenga (XVI secolo), in stile barocco.
. Casa natale di fra Diego Oddi, il frate recentemente beatificato che visse nel
Ritiro di San Francesco a Bellegra fino al 1871.
. Rovine dell'antica città sabina di Portica sulla strada per Orvinio
. Sentiero natura "Costa la Tiglia" inaugurato ad agosto del 1999
dall'Associazione Culturale Hunza in collaborazione con il Comune;
. Grotta di Re Pipino, situata all'interno del sentiero natura "Costa la Tiglia",
aperta al pubblico ad agosto del 2000 sempre dall'Associazione Ambiente e
Territorio Hunza in collaborazione con il Comune;
. Parco di Villa Tortima, piccola zona boschiva di suggestiva bellezza,
recentemente sistemata dal Comune. Al suo interno sono presenti particolari
specie arboree tra cui la Sequoia e il Pino Silvestre.
DOVE
MANGIARE:
· Ristorante Pizzeria "Il Parco", Via San Rocco 47/49 - Tel. 0774/925100.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
· Gennaio, ultima domenica: Sagra della polenta.
. Maggio: Festa della Primavera, durante la quale ogni anno viene inaugurata
un'area verde fruibile dal pubblico.
. Giugno, primo sabato - Pellegrinaggio nel sacro ritiro di Bellegra;
. Agosto, tutto il mese - Agosto a Vallinfreda. La manifestazione consiste in
una serie di eventi programmati per tutto il mese di agosto (concerti, tornei,
giochi per bambini, concorsi a premio, ecc..);
. Agosto, secondo sabato: Passeggiata gastronomica, con degustazione di piatti
tipici locali preparati nei quattro quartieri di Vallinfreda.
. Agosto, seconda settimana - Festa del popolo Hunza, Birra, musica live e
specialità gastronomiche locali;
. Settembre, 30: Fiera secolare di merci e bestiame.
. Settembre, ultima domenica: Festa patronale.
. Ottobre, seconda domenica - Anniversario della beatificazione di fra Diego
Oddi;
. Ottobre, ultima domenica: Sagra delle sagne (pasta rurale con acqua e farina).
PRODOTTO
TIPICI:
. Primi piatti: sagne, fettuccine, polenta, gnocchi, di patate.
. Secondi piatti: salsicce, prosciutto, lonza, pancetta (macelleria Rinaldi,
alimentari Saccucci e Tiberi); formaggi di latte ovino; fagioli, patate.
. Dolci locali: tisichelle, savoiardi, amaretti, ciambelline al vino, crostate
con marmellate di more locali (alimentari Proietti), miele.
. Fagioli di Cioncone: Fagiolo con proprietà benefiche per il sistema
cardiovascolare. (Associazione Hunza)
INDIRIZZI
UTILI:
. Informazioni turistiche: Pro-Loco (presso il Comune) - Tel. 0774/925088.
. "Associazione Culturale Ambiente e Territorio Hunza", sede Piazza del Mercato
n. 9: Tel. 06/76965904
. "Associazione Amici di fra Diego", sede piazza del Mercato: Tel. 0774/925159
. Carabinieri: piazza del Mercato, 12 - Tel. 0774/925030.
. Farmacia: dispensario farmaceutico, Via della Villetta.
. Polizia municipale: presso il Comune - Tel. 0774/925088.
. Poste italiane: Piazza del Mercato, 14 - Tel. 0774/925195
Altitudine
m 670 – Abitanti 765 (riofreddani) – Distanza da Roma Km 64.
http://www.medaniene.it/museo_riofreddo.htm
Riofreddo - Veduta
Il paese di Riofreddo, attraversato da un antico tracciato della Via Valeria,
sorge, tra il Lazio e L'Abruzzo, a 65 Km a nord-est di Roma ed ha segnato per
lungo tempo la frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.
Il nome di Riofreddo (Rivus frigidus), derivato da un gelido ruscello, il
torrente Bagnatore, che lambisce il paese, appare per la prima volta in un
documento falsamente datato 867, ma di età posteriore. Il primitivo abitato si
andò formando intorno al castello, sorto probabilmente nell'XI secolo, con
l'apporto di gruppi di diversa provenienza, ciascuno dei quali in possesso di
una propria pratica cultuale (come dimostrano le diverse devozioni ai santi
Marco, Giorgio ed Elia).
Al 1157 risale la prima citazione scritta del nome del paese insieme con quello
del suo signore Berardus de Rigofrigido, presumibilmente un miles di quei
colonnesi che nella prima metà del XII secolo avevano preso possesso della
rocca, promossa a castello quando l'originario soldato si autonominò barone. Il
feudo passò a metà del XVI secolo ai Del Drago, che divennero marchesi nel 1622
e principi nel 1832, per poi condividere dal 1859 il titolo marchionale con la
famiglia Pelagallo, imparentata con la loro.
Un periodo di una certa importanza Riofreddo lo godette nel 1799 durante la
prima Repubblica Romana, quando fu nominato capoluogo del 6° Cantone del
Dipartimento del Tevere, vale a dire messo "a capo" di un territorio che
comprendeva i comuni di Vivaro, Vallinfreda, Arsoli, Roviano, Scarpa, Anticoli,
Sambuci, Saracinesco, Civitella, Licenza, Roccagiovine e Percile. Il periodo di
notorietà si rinnovò con la venuta nel 1893 di Ricciotti Garibaldi,
secondogenito di Giuseppe e Annita, il quale vi eresse un secondo castello, oggi
più propriamente chiamato Villa Garibaldi, attualmente sede del "Museo delle
culture" dedicato all'archeologia, all'etnologia e alla famiglia Garibaldi (apert.
lun., merc., sab. e dom.; orario 10-13 e 16-18).
DA
VEDERE:
·
Il
Castello, costruito nel IX sec.
·
Chiesa
SS. Annunziata, risalente al X sec. , con affreschi del 300.
·
Castello
Garibaldi, eretto nel 1900.
·
Monumento
a Donizetti, il musicista soggiornò a Riofreddo dopo le sue nozze con Virginia
Vasselli.
DOVE
MANGIARE:
·
Ristorante
“Da Bruno” – P.zza A. Sebastiani – Tel. 0774/929327.
·
Ristorante
“Villa Celeste” – Via Valeria, 143 – Tel. 0774/929146.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
·
Prima
domenica di settembre – Santa Maria dei Fiorentini.
·
24
dicembre – La Pastorella.
·
Prima
domenica di settembre – Fiera secolare.
·
Prima
settimana di novembre – Sagra delle castagne.
PRODOTTO
TIPICI:
·
Primi
piatti: scagnozzi conditi con il sugo di “sellero e pomidoro”.
·
Secondi
piatti: carni di pecora e maiale cotte arrosto o a scottadito; formaggi di latte
ovino (pecorino e ricotta).
INDIRIZZI
UTILI:
·
Informazioni
turistiche: presso il Comune - Via Garibaldi 6 – Tel. 0774/929116.
·
Ass.ne
Culturale "Aequa" Via Valeria 62.
·
Carabinieri
– Stazione di Vallinfreda – Tel. 0774/925030.
Altitudine
m 473 – Abitanti 1575 (arsolani) – Distanza da Roma Km 60.
http://www.medaniene.it/museo_arsoli.htm
Arsoli su
wikipedia
http://www.prolocodiarsoli.it/
http://www.castellodiarsoli.it/
http://www.gruppofolkarsoli.it/
Arsoli - Castello Massimo.
Centro storico situato nella valle dell'Aniene appartenne prima agli Equi e poi
ai Romani, che vi realizzarono l'acquedotto Marcio e più di qualche villa
rustica. San Benedetto vi costruì uno dei suoi dodici monasteri, quello di Sant'Andrea,
e insieme ai suoi monaci propose la bonifica della valle. Dal X al XIII secolo
fu possedimento dei Passamonti per passare in proprietà dei Zambeccari bel 1536
e nel 1574 a Fabrizio Massimo che fece vivere un periodo di splendore al paese
restaurando le strutture esistenti e costruendone di nuove (ricostruzione del
Castello, della Chiesa del Santissimo Salvatore, realizzazione dell'acquedotto
di Fonte Petricca e della fontana di Piazza Valeria).
Arsoli e l'ombra di San Filippo Neri.
Sulla porta d'ingresso al salone della residenza della nobile famiglia Massimo
ad Arsoli si legge la seguente frase:
"divi Filippi Neri consilium felicitatem dedit et servat"
Stipulando il 30 ottobre 1574 il contratto d'acquisto per il castello di Arsoli,
di proprietà della famiglia Zambeccari, Fabrizio Massimo seguiva il consiglio
del fondatore della Congregazione dell' Oratorio, Filippo Neri, suo confidente,
amico e confessore.
Dalla stretta relazione tra l'"Apostolo di Roma"- così era già denominato il
futuro santo - e la famiglia romana dei Massimo, ne conseguì, di fatto, lo
stabilirsi di una connessione, più o meno indiretta, tra il paese e il religioso
fiorentino.
Il soggiorno ad Arsoli di San Filippo Neri non è storicamente documentato; certo
è che nelle memorie e nella storia del paese, la sua figura rappresenta qualcosa
di più che un ricordo estraneo e una presenza impalpabile.
Spesso, al di là del vero, per capire la storia conta anche ciò che si crede...
E dunque, non è irrilevante, per la storia della devozione al santo da parte
degli arsolani, la tradizione orale secondo la quale il prete avrebbe
soggiornato più volte in quei posti, come attesta la denominazione di "stanze di
san Filippo Neri" degli ambienti adiacenti la cappella palatina del castello
Massimo.
Altrettanto, al medesimo scopo, non è irrilevante considerare come l'immagine di
sé con la quale i Massimo decisero di tramandare la biografia famigliare appare,
a una prima analisi, intimamente connessa alla figura del Neri.
Così, non solo nella cappella di san Filippo della chiesa paesana del Santissimo
Sacramento vi è celebrato, in una tela eseguita nel 1745 da Marco Benefial, il
miracolo del 1583 collegato alla persona di Paolo Massimo... una volta deceduto,
egli fu richiamato in vita e confessato per l'ultima volta da Filippo Neri!
In qualche modo al Neri si ricollega anche la responsabilità del buon governo
del paese.
Si dice che in ottemperanza ai suoi principi e ai suoi consigli, la signoria del
castello di Arsoli da parte dei Massimo portò prosperità e benessere.
Grazie alla loro amministrazione, durata più di tre secoli, il borgo, decimato
in seguito alla peste del 1656, venne progressivamente ripopolato, merito anche
della politica della nobile famiglia di sfruttare le risorse e incrementare le
attività produttive del luogo attraverso l'apertura di lanifici, di concerie e
di laboratori per la lavorazione dell'argilla.
Ancora nel terzo centenario dell'acquisto del feudo la principessa Francesca
Lucchesi Palli Massimo, fedele alla strategia familiare, ne festeggiava la
ricorrenza facendo realizzare un grande edificio che, progettato dall'architetto
Fontana, era destinato ad ospitare le scuole, nelle sue varie classi, affidate
alle Figlie della Carità... il tutto ovviamente, nel nome di san Filippo Neri,
cui ovviamente era dedicato l'edificio!
DA
VEDERE:
·
Castello
Massimo, edificato alla fine del X sec. ed ampliato nei secoli successivi.
·
Chiesa
del SS. Salvatore (1500). Costruita su disegno di Giacomo della Porta, conserva
una Trasfigurazione attribuita al Domenichino.
·
Chiesa di
S. Rocco (XII sec.), con affreschi del ‘500.
·
Chiesa di
S. Bartolomeo (1671), di origine francescana.
DOVE
MANGIARE:
·
Ristorante
“Angela” - via Sublacense Km 0,700 –
Tel. 0774/920070.
·
“Il
Portico” – via Sublacense Km 1 – Tel. 0774/920025.
·
Trattoria
“Il Giardino”- P.zza Amico d’Arsoli – Tel. 0774/920010.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
·
Settimana
Santa – Rappresentazione vivente della Passione.
·
Ultima
settimana di luglio – Festa della Birra.
·
Ultima
domenica di agosto – Festa di S. Bartolomeo e di N.S. di Guadalupe.
·
Agosto/Settembre
– settimana dell’arte e del folclore.
PRODOTTO
TIPICI:
·
Fagioli
con le “ciciarchiole” (zuppa di fagioli con pasta di farina di grano tagliata
a quadretti). Sagne (pasta di farina di grano di farro con sola acqua, fatta a
mano e tagliata a fettuccine) condite con sugo di pomodoro, aglio, olio;
“Pizza fritta” (una frittella ottenuta con pasta di pane lievitata e fritta
in abbondante olio bollente).
NATURA
DA SCOPRIRE:
·
Percorsi
turistici attrezzati: “Fosso del Diavolo” e le “Are”. L’itinerario di
quest’ ultimo si svolge a sud del centro urbano per 6 Km tra boschi e reperti
storici.
INDIRIZZI
UTILI:
·
Informazioni
turistiche: Pro-Loco – Tel. 0774/920003.
·
Carabinieri
– Via dei Massimo – Tel. 0774/921192.
Altitudine
m 523 – Abitanti 1426 (rovianesi) – Distanza da Roma Km 57.
Roviano su
wikipedia
http://www.comunitagiovanile.it/
Roviano - Palazzo Baronale.
E' posto a sentinella dell'Alta Valle dell'Aniene, sopra un piccolo colle
calcareo. Sull'origine del nome del paese ci sono due teorie: alcuni sostengono
la tesi secondo cui Roviano deriverebbe dagli altri rovi che vi crescevano; lo
storico Nibby lo fa invece risalire alla famiglia romana dei Rubrii, insediatisi
nella zonadipo la sottomissione degli Equi avvenuta nel 304 a.C.. A questo
popolo italico sembrerebbero risalire le bellissime mura poligonali da qualche
anno messe in luce, insieme ad altre strutture e numerosissimi resti fittili
d'epoca romana, in località Levata.
Il caratteristico centro storico, il cui primitivo impianto risale a circa mille
anni fa, si sviluppa lungo il colle per linee concentriche spezzate da un dedalo
di viuzze ed è chiuso, a nord-ovest, dalla gotica Porta Scaramuccia, abbattuta
dal Comune nel 1878 e ricostruita da Camillo Massimo nel 1880 (il nome risale ad
un conflitto armato del 1570 tra i Colonna e i signori di Arsoli per il possesso
dell'Acqua Meliga).
Inizialmente possedimento dell'Abbazia di Subiaco poi dal '200 feudo dei vari
rami della famiglia Colonna, è appartenuto per brevi periodi anche agli Orsini,
come affittuari (1458) ed ai Barberini (1625). Il castello ed i numerosi
possedimenti baronali vennero acquistati dai Massimo (1872), poi dai Brancaccio
(1902) ed infine dal Comune (1979).
Attualmente il Castello Brancaccio è sede del primo Museo demo - etno -
antropologico istituito nella Regione Lazio.
Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 13.00.
Il sabato ed i festivi dalle ore 15.00 alle ore 18.30
Scaramuccia" significa diverse cose: il pensiero corre subito al battibecco, ai
diverbi di poco conto, alle contese facilmente risolvibili dove più che il torto
è solitamente la testardaggine a prolungare la discussione…
Ma scaramuccia rappresenta, per gli amanti del teatro, anche un forte richiamo a
Scaramouche, la celebre maschera della Commedia dell'Arte, celebre a partire
dalla metà del Seicento.
Anche per questo l'etimologia della "Porta Scaramuccia" di Roviano ha sempre
suscitato tra gli storiografi locali un certo interesse: se è però più
facilmente presumibile che la derivazione del nome di una porta si leghi più
facilmente a una contenziosa faccenda, la curiosità è tutta nel cercare di
scoprire a quale specifico avvenimento risalga l'appellativo.
Due sono le ipotesi più accreditate, datate entrambe alla fine del Cinquecento.
L'etimologia di Porta Scaramuccia sarebbe legata, secondo alcuni, alle note
vicende di brigantaggio che da sempre hanno funestato il territorio dello Stato
della Chiesa.
Eletto pontefice Sisto V, "uomo dall'attività instancabile, dalla volontà
persino dura, che estirpò con somma energia il banditismo dagli stati della
Chiesa", una della più tenaci azioni politiche del papa fu per l'appunto la
repressione di questo grave fenomeno sociale.
Nel 1587 un'orda di banditi e assassini giunta all'altezza della Porta di
Roviano, spinta ovviamente da intenti non propriamente pacifici, già sfondato il
famigerato passaggio, sarebbe stata raggiunta dalle truppe di birri al soldo del
papa: ne sarebbe conseguita una …scaramuccia… che mise in fuga - ma sorgono dei
dubbi circa l'irreprensibilità degli altri - i malviventi!
Sembra però più probabile che la vicenda in questioni riguardi problemi più
legati alla politica interna del paese di Roviano.
E certo ha il sapore di ripicca -o dovremmo forse dire scaramuccia? - bella e
buona quel che accadde tra la popolazione di Roviano e di Arsoli nel 1570!
Nodo della questione era da sempre l'uso, per non dire abuso, dell'acqua di un
fosso al confine tra il feudo arsolano e quello rovianese: i contadini di Arsoli
erano soliti deviare durante l'estate, così almeno si sostiene il corso del
fosso per l'irrigazione dei loro campi.
Trascurandone completamente la manutenzione durante l'inverno, le varie piogge e
il maltempo, rompevano puntualmente gli argini il canale, provocando inondazioni
nel territorio di Roviano.
Stufi, esasperati, logorati e -perché no? - anche "bagnati" gli abitanti di
Roviano nel 1570 decisero di farsi vendetta: prima dell'inverno prevennero
l'abituale inondazione, deviando a loro volta il corso dell'acqua e provocando
in tal modo l'indignazione degli arsolani "per usurpato confino".
Gli Zambeccari, feudatari di Arsoli, decisero l'attacco.
Roviano, pertinenza dei Colonna, reagì prontamente: Muzio Colonna chiese aiuto
alla popolazione di Anticoli Corrado, cui promise in cambio la parziale
riduzione delle tasse dovutegli.
Al riparo nel Castello i rovianesi, in attesa dei soccorsi, si difendevano come
meglio potevano.
DA
VEDERE:
·
Porta
Scaramuccia, in stile gotico, ricostruita da Camillo Massimo nel 1880.
·
Palazzo
baronale.
·
Museo
della Civiltà Contadina dell’Alta Valle dell’Aniene ospitato presso il
Palazzo baronale.
·
Chiesa di
S. Giovanni Battista Decollato, con facciata barocca.
·
Ponte
Scotonico, di epoca romana, Km 58 della Tiburtina.
DOVE
MANGIARE:
·
Ristorante
“Le Querce” - via Sublacense Km 0,100 –
Tel. 0774/923538.
·
Ristorante
Pizzeria “lo Scopettaro” – via Sublacense Km 1 – Tel. 0774/903552.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
·
Febbraio
- Carnevale.
·
Giugno
– Infiorata del Corpus Domini.
·
Giugno
– Festa pagana della Marzella.
·
Sagra dei
“cuzzi co’ j’ajjiu”.
·
Agosto
– Sagra de “ju salavaticu”.
·
29 agosto
– S. Giovanni, festa patronale che si conclude con una pantagruelica, pubblica
cena detta “panandra di S. Giovanni”.
PRODOTTO
TIPICI:
·
Olio di
oliva (del locale frantoio), miele, formaggi, anche di capra.
·
Ricercatissimi
tessuti ricamati dalle donne rovianesi.
·
Sagne,
ramiccia, cuzzi, gnocchi e polenta con le “ciammaruche”.
NATURA
DA SCOPRIRE:
·
Grotte di
interesse speleologico (grotta di Fra Alessio ed altre).
·
Percorsi
turistici attrezzati.
·
Il fiume
Aniene dalle acque limpide e pescose.
INDIRIZZI UTILI:
·
Informazioni
turistiche: Comune – Tel. 0774/903143.
·
Carabinieri
– stazione di Anticoli Corrado – Tel. 0774/936313.
Altitudine
m 508 – Abitanti 938 (anticolani) – Distanza da Roma Km 58.
http://www.medaniene.it/ Museo_Anticoli
Anticoli
Corrado su wikipedia
http://www.anticoli-corrado.it/
Anticoli - Palazzo Baronale.
Le prime notizie storiche di Anticoli Corrado sono legate a Corrado di Antiochia,
da cui prese nome, nipote di Federico II di Svezia, che nel XIII sec.
Lo ereditò dal padre, insieme ad altri possedimenti. Il paese, copravvissuto ai
conflitti mondiali, conserva ancora intatta la struttura medievale.
Un censimento del 1935 indicava ad Anticoli Corrado la presenza di ben 55 studi
d'artista: un così alto numero sembra in un primo momento assolutamente
inspiegabile per un paese che all'epoca contava poco più di un migliaio di
abitanti.
In realtà Anticoli Corrado vanta fin dall'Ottocento una simile tradizione: a
partire da quest'epoca divenne infatti una delle mete privilegiate dagli artisti
che, stregati dalla bellezza del borgo e del paesaggio circostante, vi
soggiornarono più o meno lungamente.
Gli stranieri furono tra i primi a scoprire il luogo: spingendo i loro interessi
al di là del paesaggio tiburtino, tradizionale fonte d'ispirazione paesaggistica
fin dal '600, questi percorrevano spesso a piedi la Valle dell'Aniene
scoprendone le segrete meraviglie tra cui il paese di Anticoli così come di
Cervara, Saracinesco o Roviano.
Il contesto paesaggistico di Anticoli rispondeva pienamente alle esigenze
pittoresche dei maestri del XIX secolo: l'ampio utilizzo dell'acquerello e della
tempera, tecniche più veloci e immediate, era senza dubbio il mezzo più adeguato
per interpretare il gusto, di carattere romantico, per l'asperità e la povertà
della zona.
Fonte di pari seduzione per gli artisti dapprima stranieri e poi anche italiani
- giunti a partire dal 1868 circa - furono le donne di Anticoli Corrado che
posarono spesso come modelle.
Moderne Circe, era l'inusuale espressività dei loro volti ad ammaliare e
catturare le pennellate veloci di questi giovani artisti: il loro fascino
segreto risiedeva nel solco della storia, nei loro tratti somatici risultato
dell'unione tra gli antichi abitatori della Valle - bruni saraceni e biondi
svevi, così come i preesistenti sabini ed equi.
Tra le modelle più celebri si ricorda senza dubbio Michelina Falconi, detta "Checchinella".
Ammirata per il suo fascino straordinario, posò addirittura per il celeberrimo
scultore francese Rodin.
Innumerevoli sono gli artisti che, più o meno noti, soggiornarono in una delle
quattro pensioncine -Carboni, Amato, Cincei, Iacovelli- che, attrezzate quasi
dal nulla, si inaugurarono nel corso degli anni; altrettanti quelli che
frequentarono i numerosi atelier ricavati perlopiù da ambienti preesistenti come
vecchie cucine, granai o stalle!
Ancora vive sono le immagini dei loro giochi e scherzi spassosi che "quei
mattacchioni spensierati (che guadagnavano tutti abbastanza bene per pagarsi
almeno 3 lire al giorno di vitto e alloggio, vino compreso e il "segretario"
addetto a portare in campagna la cassetta dei colori e il cavalletto)
organizzavano a tavola tra un locale e l'altro, le cacciate, le pesche ai
gamberi e trote nell'Aniene, e soprattutto le clamorose mascherate, riflesso dei
quelle che si facevano allora al Circolo Artistico Internazionale di Roma" (da:
O. Amato, Artisti romani ad Anticoli Corrado)
I "25 della Campagna Romana", Giulio Aristide Sartorio, Ferruccio Ferrazzi,
Fausto Pirandello, Capogrossi, Arturo Martini, Maurizio Stern e poi ancora Pablo
Picasso e Kokoschka , solo per citare alcuni degli artisti più famosi che nei
primi del Novecento fecero di Anticoli Corrado una sorta di alter ego della
romana via Margutta!
DA
VEDERE:
·
Chiesa di
S. Pietro (XI sec.).
·
Palazzo
baronale (XVII sec.).
·
Piazza
delle Ville, con caratteristica fontana dei Martini.
·
Museo
Comunale d’Arte Moderna. Nel Museo sono conservate esclusivamente opere di
artisti che hanno avuto uno stretto legame con il paese.
DOVE
MANGIARE:
·
Ristorante
Pizzeria “L’Anticolana ai Colli” - via Carboni, 50 – Tel. 0774/936365.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
·
Gennaio
– Presepe vivente.
·
Febbraio
– Sfilata di carri allegorici.
·
Venerdì
Santo – Rievocazione della Via Crucis.
·
Luglio
– Settembre – Estate anticolana.
·
15 Agosto
– Maria SS. Assunta (rito dell’Inchinata).
·
Settembre
– Festeggiamenti in onore della Madonna del Giglio e di S. Rocco. Ballo della
marmotta.
·
23
dicembre – Festa di S. Vittoria, patrona di Anticoli.
PRODOTTO
TIPICI:
·
I “cazzaregli”,
pasta con farina di grano e granturco, condita con sugo di pomodoro , aglio,
olio e peperoncino.
·
Pizze
fritte, ciambelle con l’anice e olio d’oliva.
INDIRIZZI UTILI:
·
Informazioni
turistiche: Comune – Tel. 0774/936318.
·
Carabinieri
– circonvallazione Colli – Tel. 0774/936313.
Altitudine
m 519 – Abitanti 586 (cinetesi) – Distanza da Roma Km 54.
Cineto
Romano su wikipedia
http://spazioinwind.libero.it/cinetoromano/
Cineto - Veduta
Piccolo centro abitato situato tra le vallate dell'Aniene e del suo affluente
Ferrata. Fu feudo degli Orsini fino al 1612 e poi dei Borghese. Si racconta che
nel 1595 Beatrice Cenci si rifugiò nel Castello Orsini per sfuggire alla
violenza del padre. Il borgo fino al 1880 si chiamava "Scarpa" poi, mutato il
nome, mantenne lo stemma con la pantofola circondata da dieci raggi e sorretta
dagli orsi, simbolo della famiglia degli Orsini.
A ogni santo, si sa, i suoi miracoli! Ed è così che, forse per eccesso di zelo o
per sicura devozione, per le vie imprevedibili di una tradizione orale non
sempre accertabile, i racconti popolari di Cineto Romano offrono più versioni
del medesimo miracolo attribuito a sant'Agata, la patrona del paese.
Agata era una fanciulla siciliana di 13 anni, alla quale il prefetto di Sicilia
Quiniziano nel 251 d.C. impose, come martirio, il taglio delle mammelle.
E' per tale ragione che sant'Agata è particolarmente invocata in caso di
mastopatia o per favorire abbondanti flussi di latte.
Secondo una tradizione, nel 1800 circa, presso la grotta di S.Antonio, in
località Colle, un ragazzo vide la santa con la mano appoggiata ad una sporgenza
della parete rocciosa che, una volta tolta, lasciò impressa l'impronta.
Altri ritengono viceversa che la santa apparve ad una fanciulla intenta a lavare
i panni presso in un torrente. Chiedendo alla fanciulla di andare ad avvisare il
parroco, una volta arrivata in paese questa non venne creduta.
Tornata alla fonte la ragazza trovò però tutti i panni lavati e,
contestualmente, le campane della parrocchiale si misero a suonare da sole.
Tutto il paese si recò allora nel luogo del miracolo, dove furono inoltre viste
le impronte della mano di Agata sopra una roccia, ed anche una statua della
santa che tuttavia, una volta portata in chiesa, scomparve misteriosamente e
venne successivamente ritrovata sotto un noce fiorito fuori stagione.
Oggigiorno, i racconti popolari hanno proposta una nuova versione del miracolo,
frutto della contaminazione delle due storie precedenti:si parla infatti
indifferentemente di ragazzo o ragazza andato presso la costa di S. Antonio a
raccogliere le olive.
Per chi crede, tra le rocce è ancora possibile scorgere le impronte della santa.
Sant'Agata si festeggia il 5 febbraio: a Cineto si ha una processione
organizzata dalla Compagnia di S. Agata, costituitasi in paese nel 1580, come si
deduce dai documenti rinvenuti.
Poiché le celebrazioni alla santa accadono durante il periodo invernale, alla
martire è legato un proverbio locale, ad indicare l'incertezza meteorologica
della stagione che così recita: "Sand'Agheta vendosa, piove fiocca e ffa nné
cosa!"
DA
VEDERE:
· Chiesa di
S. Giovanni Battista, eretta nel 1650, custodisce una tela del XVI sec.
· Chiesa
di S. Maria delle Grazie (XVIII sec.).
· Castello
Orsini.
DOVE
MANGIARE:
·
Ristorante
“L’Oliveto” da Marcello- via XV Novembre, 17 – Tel. 0774/928023-928000.
DOVE
DORMIRE:
· Case - alloggio.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
· 5-6
febbraio
– Festa di S. Agata e S. Dorotea.
·
Fine
febbraio - Sagra della Polenta.
·
13
Giugno - S. Antonio.
·
29-30
agosto
– S. Giovanni Battista - Sagra delle sagne di farro.
NATURA
DA SCOPRIRE:
·
Percorso
turistico "Madonna del Lago".
·
Pozzo
delle Morge, uno scavo a cielo aperto, profondo 50 metri e con un diametro di 3
metri.
PRODOTTO
TIPICI:
·
Olio
extravergine di oliva (presso il frantoio o privati).
· Ciambelle cinetesi e biscotti (nei negozi di alimentari).
INDIRIZZI UTILI:
·
Informazioni
turistiche: Pro-Loco presso il Comune – Tel. 0774/935024.
·
Carabinieri
– V.le del Popolo – Tel. 0774/924032.
Altitudine
m 776 – Abitanti 194 (Vivaresi) – Distanza da Roma Km 73.
Vivaro
Romano su wikipedia
http://digilander.libero.it/Vivaro/Romano/Index.htm
Vivaro Romano - Veduta con il monte Velino sullo sfondo
Vivaro Romano il paese, al centro della Sabina nella valle del
Turano, è legato all'insediamento dell'antica popolazione
degli Equi nel 229 a.C., i Romani fondarono nella località una colonia latina
adibita all'allevamento di animali destinati
all'alimentazione e al sacrificio, chiamandolo perciò Vivarum (vivaio) da cui
Vivaro.
Durante le invasioni barbariche il territorio fece parte del ducato longobardo
di Spoleto. Appartenne nei secoli X e XI
all'Abbazia di Farfa cui fu confermato anche dall'Imperatore Enrico VI nel 1118.
Nella metà del '400 passò agli Orsini, quindi ai Brancaleone e poi ai Borghese
subendo, nel 1799, l'assalto dei francesi
che incendiarono l'antico Castello.
DA
VEDERE:
· Santuario
Madonna della neve.
· Sorgente
"Acqua della Nocchia".
· Ruderi
Castello.
DOVE
DORMIRE:
· Case - alloggio.
FESTE,
SAGRE E MERCATINI:
· 3 febbraio
– Festa di S.Biagio.
· Fine settembre - Sagra del cinghiale.
· Ottobre - Festival degli antichi suoni.
NATURA
DA SCOPRIRE:
·
Giro della Selva Grande.
· Giro della Mola.
.
PRODOTTO
TIPICI:
·
Polentone alla
carbonara;
· Pentacce;
INDIRIZZI UTILI:
· Comune Via Mastro Lavinio 5, tel. 0774 923002, fax. 0774 923002.
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Testi e foto tratti da: "La Valle dell'Aniene" Edizione Iter, 1999